La sfida pedagogica di Antoine de La Garanderie

di Alain Goussot ▪ Leggi su CalaméoPDF

 

Il 27 giugno 2010 si è spento a Parigi Antoine de La Garanderie, filosofo, pedagogista, educatore e anche letterato. La sua opera pedagogica nota per la sua scoperta del metodo della gestione mentale degli apprendimenti è tuttavia estremamente ricca e variegata e non può essere limitata ai «profili pedagogici» oppure alla sua «pedagogia dei mezzi per apprendere». Sarebbe deformare la traiettoria profonda della sua opera educativa che passava tramite il dialogo pedagogico come dialogo filosofico e che metteva al centro il soggetto in relazione come produttore di senso. La Garanderie era scomodo sia per i filosofi che per i pedagogisti; la sua azione e il suo pensiero stavano nella terra di confine tra riflessione filosofica e pratica educativa. Erano anche profondamente impregnati della sua esperienza personale di credente e influenzati dalla sua storia personale.

La Garanderie era il terzo di una famiglia di cinque figli, egli stesso divenne padre di otto figli: era un educatore sia come insegnante che come padre. Suo padre da impiegato di banca divenne a Versailles insegnante di storia e geografia in un liceo. La vita di La Garanderie sarà accompagnata da un forte disabilità uditiva; all’età di dodici anni divenne quasi completamente sordo. Prova anche di non dirlo a nessuno e nonostante il suo deficit prosegue gli studi superiori; bocciato una volta non molla e non si lascia abbattere. Il suo incontro al liceo che un professore di lettere attento sarà la sua salvezza. Si può anche dire che il dialogo con quell’insegnante diventerà il modello pratico sul quale elaborerà il suo approccio dei profili pedagogici e la sua idea del dialogo come forma essenziale di apprendimento. A causa della sua sordità viene rimandato a casa al momento della mobilitazione alla vigilia della seconda guerra mondiale; studia e si laurea a Rennes in filosofia. Nel dopoguerra La Garanderie prepara la sua agrégation in filosofia con Gaston Bachelard che accetta di seguirlo nonostante la sua sordità, ma la legge francese lo considera invalido e non gli permette di accedere al concorso. Questa esperienza sarà decisiva nella sua riflessione pedagogica e filosofica: i concetti di senso, mutuo-aiuto e dialogo nonché di superamento della paura diventeranno riccorenti nei sui lavori sull’educazione. Diventerà insegnante di filosofia in un liceo, usando un apparecchio che gli permette di sentire i suoi allievi. Il suo deficit lo sprona ad inventare e a fare del dialogo pedagogico (sulla base del dialogo socratico) il principio regolatore della sua azione d’insegnante. Il dialogo é per lui anche e anzitutto un processo introspettivo. Diventa in seguito professore di filosofia all’Università cattolica di Parigi, s’impegna nell’associazionismo cattolico e nel 1968 propone l’introduzione delle classi miste nelle scuole cattoliche. Fonda anche l’Istituto superiore di pedagogia a Parigi e sostiene la sua tesi di dottorato all’Università di Nizza sul tema Schematismo e tematismo delle dinamiche delle strutture inconsce nella psicologia di A. Burloud. Pubblica un testo provocatorio, Il valore della noia, che viene premiato dall’Accademia francese. Nel 1970 subisce un’operazione che gli permette di recuperare parzialmente l’udito. Fonda l’Istituto francese dell’audiovisivo di cui sarà il direttore fino al 1980. È anche durante quei anni che legge molta filosofia e in particolare Husserl e Heidegger; influenzato da queste letture pubblica anche Pedagogia del mutuo aiuto e i suoi Profili pedagogici, in cui sviluppa la sua tesi della gestione mentale degli apprendimenti.

Diventa direttore di ricerca all’Università di Lione e professore all’Università cattolica dell’ovest; s’interessa molto alla fenomenologia ma anche a Kant. In seguito a queste sue riflessioni scrive Critica della ragione pedagogica e Fenomenologia e pedagogia. Crea nel 1983 l’Istituto di ricerca sulla gestione mentale, si concentra anche sulle cattive pratiche che creano paura nel bambino bloccando la sua capacità di apprendere; scrive Imparare senza paura. In questi anni legge l’opera di Teilhard de Chardin che avrà una influenza decisiva sulle sue riflessioni filosofiche e pedagogiche. Riprenderà la frase di Teilhard che dice «l’amore è la più universale, la più formidabile e la più misteriosa delle energie cosmiche»; applicherà questo principio alla sua pratica del dialogo pedagogico. Per La Garanderie non vi può essere separazione tra filosofia e pedagogia cioé tra riflessione e azione. Le vie della conoscenza e della comprensione passano secondo lui attraverso l’azione e la riflessione, la concretezza e l’astrazione, ma una astrazione legata alla vita, alla condizione umana e alla ricerca di senso.

Nel 2002 pubbica Comprendere le vie della conoscenza. Gran parte di questi scritti in cui la riflessione filosofica sul senso della vita é strettamente collegata all’azione pedagogica sono poco noti in Italia. Pensiamo che in questi tempi di cognitivismo comportamentistico e di tecnicismo dilagante nell’editoria pedagogica italiana le riflessioni di La Garanderie sul senso dell’educazione, sulla ricerca del mistero della vita, sul senso della relazione all’altro nell’opera di Lévinas e Teilhard de Chardin non possano purtroppo trovare grande spazio. Infatti La Garanderie dà poche risposte pratiche, anzi invita a non farsi illusione sulla possibilità che possano esistere risposte preconfezionate. Non amava molto la logica da manuale anche se si sforzava di dare operatività a quello che pensava. Il suo ultimo lavoro é rivelatore delle sue riflessioni di maestro alla fine della sua vita in una società così utilititaristica, tecnicizzata e pragmatica come la nostra, una epoca che considerava senz’anima. Nel 2005 pubblica Il senso di Dio in Spinoza e Teilhard de Chardin e nel 2008 Il senso dell’evoluzione in Jaurès e Teilhard: Spinoza, Jaurès e Teilhard, tre figure emblematiche del percorso lungo di una ricerca sul senso della vita e del suo mistero; il filosofo olandese autore dell’Etica, l’intellettuale socialista grande umanista, assassinato nel 1914 per le sue idee pacifiste e il filosofo-scienziato cattolico.

La Garanderie era convinto che una volta create le condizioni adeguate sul piano della relazione e del dialogo ogni bambino sarebbe stato in grado di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Notava nel suo testo Imparare senza paura: «La nostra esperienza d’insegnante ci dice che l’alunno insopportabile, di una aggressività distruttrice ha sempre bisogno di essere rassicurato. Il suo demonio è la paura e non, come pensano alcuni, il suo angelo custode».

Insomma non credeva nelle punizioni e nella severità negatrice dell’essere dell’alunno nel suo spessore umano; era convinto che «la paura fosse lo schermo che l’uomo mette tra sè e la sua libertà». Nella paura non si costruisce niente e si finisce solo per fuggire dalla libertà che é la fonte vera dell’apprendimento. Per La Garanderie i metodi basati sulla paura sono dimetralmente contrari alle esigenze pedagogiche che mirano a promuovere la responsabilità libera dell’uomo. La fuga dalla responsabilità libera riguarda sia l’alunno che l’insegnante che finiscono per nascondersi dietro una serie di alibi. La libertà assunta nell’azione educativa è il poter essere, il gettarsi anche con angoscia nel fiume dei tentativi che fanno crescere. La Garanderie dava anche alcuni consigli pedagogici agli insegnanti nella gestione dello spazio di apprendimento con il gruppo degli alunni: praticare il dialogo con gli alunni, prendere in considerazione il modo di dire e di esprimersi degli alunni, cogliere nei discorsi degli alunni «l’intuizione filosofica» che può creare il contatto e la scintilla per l’interrogarsi e quindi apprendere. Il dialogo pedagogico porta alla presa di coscienza di cosa sia davvero la libertà: «Spinoza, che non conosceva l’opera di Freud ma che, invece, aveva una profonda esperienza della servitù dell’uomo, scriveva che ci si crede libero ogni volta che si ignorano le cause che ci fanno agire».

Una pedagogia della libertà presuppone il rispetto di cinque punti fondamentali da parte dell’educatore: 1) essere autentico e congruente nella relazione 2) convincersi che ogni persona ha il diritto di avere i suoi propri sentimenti e le proprie esperienze, e anche di attribuire loro un proprio significato; è il rispetto dell’autenticità dell’altro 3) comprendere quello che sente l’interlocutore (entrare in un rapporto di empatia) 4) sapere che ognuno di noi non ha un controllo totale della propria esistenza e abbiamo tutti bisogno degli altri 5) fare di tutto per far sì che l’esperienza relazionale abbia un senso per chi la vive.

Per illustrare il suo punto di vista pedagogico La Garanderie invitava i suoi studenti a leggere il racconto di Alphonse Daudet intitolato La capra del Signor Séguin e a commentarla da un punto di vista educativo; l’uso di una mediazione come quella di un racconto favorisce la presa di distanza e la gestione mentale del processo di apprendimento che produce senso. Il dialogo filosofico ha qui una forte dimensione pedagogica e si svolge in gruppo. Questo vuol dire che ognuno si educa all’alterità, al rapporto con l’altro diverso da sé. Riprendendo l’insegnamento di filosofi antichi noti e meno noti come Clemente di Alessandria (che scrisse intorno al secondo secolo un libro intitolato Il pedagogo) oppure Epicuro, vuole invitare gli studenti a fare il viaggio nella mente attraverso il tempo per scoprire i fondamenti della saggezza umana che si costruisce sul dialogo costante con sé stesso oltre che con l’altro. Per La Garanderie l’educazione è questione di libertà e di gestione del potere nella struttura di relazione; il maestro è colui che promuove il fare da sé, il pensare da sé e l’indipendenza dell’alunno: «Il pedagogo uomo sa per esperienza che non deve mai abusare del proprio sapere, se vuole che il suo allievo si metta in marcia».

Per La Garanderie la relazione maestro-allievo, insegnante-studente è strutturata come la relazione tra sé e l’altro; un altro che non è solo esterno ma anche interiore. L’educazione all’alterità è anche conoscenza di sé stesso. Ecco i principi che sono alla base del processo di insegnamento/apprendimento, e che sono insieme filosofici e pedagogici:

1) Quando non si è disponibile verso se stesso non si può esserlo verso l’altro.

2) Accettarsi è rinunciare ai privielegi che ci concediamo.

3) Invidiare la qualità altrui impedisce di accedere alle proprie.

4) Dieci volte quando si giudica l’altro ci sbagliamo.

5) Lo schermo che mettiamo tra sé e l’altro è la proiezione del muro che abbiamo edificato tra sè e l’altro. Così l’amore che l’altro offre è rifiutato poiché riguarda una parte di sè che è seriamente nascosta nell’oblio.

6) Se vogliamo essere equi pratichiamo la dolcezza.

7) Vi sono psicologi che si sforzano di codificare l’uomo prima ancora di avere pensato a decodificarlo.

8) Per conciliarsi l’avvenire occorre riconciliarsi con il proprio passato.

9) Il cambiamento è troppo importante per lasciarlo in mano degli opportunisti.

10) In ogni debolezza che si confessa vi è la fonte di un progresso.

11) Se per il realismo filosofico di Maritain bisogna distinguere per unire; per quello di Teilhard de Chardin è partendo dall’unione che la distinzione si realizza.

12) Secondo Merleau-Ponty una rivoluzione si corrompe dal momento che prende il potere. Spesso nata nell’eccesso non può esercitare che un potere eccessivo.

13) Ciò che dovrebbe nutrire la sagezza del filosofo, è di non dimenticare mai che v’è tanto sapere nell’ignoranza quanto ignoranza nel sapere.

14) Vi sono degli intellettuali che hanno bisogno del marciapiede per vendervi i charmes di una idea infelice.

 

Piccola bibliografia di Antoine de La Garanderie


La motivazione, Il Poligrafo, Padova 2005.

I mezzi dell’apprendimento e il dialogo con l’alunno, Erickson, Trento 2005.

I profili pedagogici.Scoprire le attitudini scolastiche, La Nuova Italia, Firenze 1991.

Critique de la raison pédagogique, Nathan, Paris 1991.

Apprendre sans peur, Chronique sociale, Lyon 1999

Comprendre les chemins de la connaissance, Chronique sociale, Lyon 2002.

Une pédagogie de l’entraide, Chronique sociale, Lyon 1995.

 

Come citare questo testo:

 

A. Goussot, La sfida pedagogica di Antoine de La Garanderie, in Educazione Democratica, n. 1/2011, pp. 201-206.

 

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