Brasile: il Colpo di Stato contro l’educazione pubblica e il pensiero critico

durante manifestazioni di destra e a favore dell'impeachment di Dilma Rousseff, si inneggia alla dittatura e si vuole censurare Paulo Freire.
Durante manifestazioni di destra e a favore dell’impeachment di Dilma Rousseff, si inneggia alla dittatura e si vuole censurare Paulo Freire.

di Paolo VittoriaIl 20 agosto, 2015, Edoardo Cunha è stato denunciato alla Corte suprema dal Procuratore Generale della Repubblica per corruzione e riciclaggio di denaro e accusato di aver ricevuto cinque milioni di dollari in tangenti. Nel documento istituzionale inviato alla Camera dei Deputati si sostiene inoltre che Cunha, presidente della Camera in Brasile, stia utilizzando la Camera stessa e il parlamento “come uno scudo” per difendersi dai propri casi di corruzione. Cunha è uno dei principali orchestratori del Golpe-Impeachment contro la presidente Dilma Rousseff. Inoltre la testimonianza dell’ ex manager della Petrobras, Eduardo Musa, indica Eduardo Cunha come uno degli elementi più influenti nello schema di corruzione dell’azienda brasiliana. Ricordiamo che uno dei motivi sbandierati da Cunha & co. per l’impeachment contro Dilma sono i casi di corruzione della Petrobras di cui, però, lo stesso Cunha è uno dei principali rei.

Sempre su Cunha: il 1° ottobre 2015, il Ministero pubblico ha inviato una causa penale nei confronti dell’onorevole con l’accusa di corruzione e di riciclaggio di denaro derivante dai movimenti di conti bancari in una banca svizzera. Questi conti, secondo i pubblici ministeri svizzeri, sarebbero stati controllati da Cunha in suo nome o in nome della sua famiglia. Tale processo ha determinato il congelamento dei beni in Svizzera attribuiti al signor deputato, che si professa religioso e paladino di un Brasile senza corruzione.

Un’altra figura di spicco dell’impeachment è l’onorevole Jair Bolsonaro, che durante la votazione alla Camera ha onorato pubblicamente il colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, uno dei militari più crudeli, torturatore durante la dittatura militare in Brasile (1964-’84). Durante gli anni di piombo tale colonnello ha diretto il Doi-Codi, organo repressivo della 2° Armata, a San Paolo, ed è stato indicato da decine di perseguitati politici e dalle famiglie delle vittime del regime militare come responsabile di persecuzioni, torture e la morte di oppositori.

Jair Bolsonaro, noto a livello nazionale per le sue posizioni nazionaliste e conservatrici, per la sua critica alla sinistra, per le sue dichiarazioni controverse, per la difesa della dittatura militare e per considerare la tortura come una pratica legittima, è anche un teorico della neutralità dell’educazione e difende l’idea che un professore che esponga il proprio punto di vista politico, sia un indottrinatore.

Non si tratta solo di un’idea, ma di un progetto di legge. Bolsonaro è, infatti, l’ideatore ed uno dei difensori più accaniti della cosiddetta legge della Escola sem Partido (Scuole Senza Partito). Chi è il promotore di questa proposta di legge? Carlos Bolsonaro, vereador (consigliere comunale) a Rio de Janeiro ed uno dei figli di Jair. Tale legge considera lo studente un soggetto vulnerabile e il professore una sorta di potenziale indottrinatore. In nome di questa vulnerabilità dello studente e crudeltà del docente indottrinatore, si pretende proibire qualsiasi forma di discussione e dibattito politico a scuola. In pratica, si vuole vietare la politica a scuola in nome di una presunta neutralità dell’educazione. Neutralità, ovviamente, teorizzata da settori conservatori, estremisti e filo-militari come la rinomata famiglia Bolsonaro.

Mi limito a commentare due articoli:

Art. 2. Si vieta la pratica di indottrinamento ideologico e politico in aula, e di trasmettere contenuti che possono entrare in conflitto con le convinzioni morali degli studenti o dei loro genitori.

Ne derivano due questioni “morali”. La prima è: chi stabilisce che cosa è indottrinamento ideologico e che cosa è esposizione di idee politiche e qual è il confine tra questi due aspetti della condizione umana? La seconda è: chi definisce i contenuti che possono entrare in conflitto con le convinzioni morali dei (vulnerabili) studenti e delle loro famiglie?
In termini pratici, per ipotesi, che cosa accadrebbe se, per pura sventura, un individuo razzista si trovasse nella mia classe ed io, come professore, esponessi la mia opinione contraria al razzismo? Secondo la proposta di legge, sarei un professore indottrinatore, quindi, reo, per cui da espellere o peggio.
La sottilezza dell’articolo 2 della proposta di “legge” si risolve chiaramente nell’articolo 4 della legge stessa.
Leggiamo con “placida neutralità”:

Il contenuto morale dei programmi delle materie obbligatorie dovrà essere ridotto al minimo in modo tale che la scuola possa svolgere la sua funzione essenziale di impartire la conoscenza agli studenti.

Ecco come si svela l’ideologia della neutralità. Riducendo al minimo i contenuti morali, si priva l’educazione del suo carattere morale, quindi di pensiero critico, di riflessione sulla società. Il dibattito, il confronto e la riflessione critica devono essere cancellate, secondo i difensori della neutralità. Oltretutto vietare di trasmettere in classe contenuti che entrano in conflitto con le convinzioni degli studenti o delle loro famiglie significa anche negare ogni possibilità di dialogo. Perché se non ci sono differenze, contrasti, conflitti, non ci sarà dialogo.
Sembra assurdo, eppure non stiamo parlando di fantascienza, ma della cruda realtà di progetti di legge che sono in fase di approvazione o che sono stati perfino già approvati. I deputati dello Stato di Alagoas (regione al nord del Brasile), hanno appena approvato una legge simile che vieta agli insegnanti di esprimere la propria opinione in classe. Tale legge non si chiama Escola sem Partido, ma Escola livre (Scuola Libera). Scuola libera da cosa? Libera dalla morale, dal pensiero politico, dalle opinioni, dal dibattito, dalle idee, dalla critica, libera soprattutto dalle persone che pensano e che possono in qualche modo disturbare la strategia dell’autoritarismo in atto in Brasile. Ovviamente, parliamo di un “autoritarismo neutrale”. O no?
Un altro elemento inquietante è che, secondo questa legge, i programmi devono essere pubblicamente affissi. Insomma già si immagina e si suppone una forma di controllo sull’agire del professore.

Non finisce qua. Secondo la proposta di legge chi utilizza libri che presentino determinate posizioni ideologiche o legga il giornale in classe o discuta temi di attualità si macchia del crimine di “indottrinamento”. Agli studenti, vittime di questo “crimine”, basterebbe filmare il professore per denunciarlo.

Facciamo un esempio pratico di come agirebbero per rendere effettiva questa legge. Sono stato recentemente invitato a parlare in un seminario su Antonio Gramsci all’Università di Rio de Janeiro (UNIRIO). Niente di più scandaloso per i difensori della Escola sem partido e della neutralità dell’educazione. Non solo Gramsci esprime un’idea politica, ma anche a favore delle classi subalterne e si è perfino permesso di fondare un partito che si chiamava Partito Comunista. Sarà forse questa la ragione per cui siamo stati filmati incessantemente da un gruppo di ragazzi. Devo dire che non ho mai visto tanto interesse nel filmare il relatore di una conferenza. Durante il dibattito finale, tali persone si sono fatte riconoscere come difensori della legge Escola Sem Partido. Democraticamente li abbiamo ascoltati, abbiamo difeso le nostre ragioni e li ho perfino invitati ad un dibattito pubblico, anche se non ho avuto risposta. Se tale legge fosse già stata approvata sarebbe stato possibile questo dibattito?

L’educazione è un campo di disputa. Naturalmente come altri campi. Ed è giusto confrontarsi, ma il confronto (e questo è il rischio maggiore) non sarebbe stato possibile se la legge fosse stata già approvata. L’educazione è uno dei campi di disputa, così come la terra, l’agricoltura, il lavoro, la comunicazione.
Si teme che, se sarà realizzato l’impeachment, il futuro presidente Michel Temer, massone, conservatore e anche lui con casi di corruzione, possa utilizzare l’esercito per reprimere i movimenti rurali, cosi come richiesto da molti latifondisti.
La violenza sui contadini non è insolita in Brasile. Ricordiamo che solo qualche giorno fa, il 7 aprile 2016, a dieci giorni dal ventesimo anniversario della strage di Eldorado dos Carajás in cui furono assassinati diciannove contadini, la Polizia Militare dello Stato del Paraná si è ripetuta uccidendo a colpi di pistola e fucile due membri del movimento dei lavoratori rurali senza terra (MST) e ferendo seriamente altri due contadini.
Lo stesso giorno, la polizia militare ha cercato di presentare una propria versione dei fatti, indicando come responsabili dell’azione gli stessi membri del MST. Nella versione raccontata dalla Polizia Militare, i lavoratori avrebbero “sparato in aria”, come se questo fatto giustificasse l’azione truculenta, disordinata ed assassina della polizia militare dello Stato del Paraná. La TV Globo, principale televisione in Brasile e che ha già appoggiato il Colpo do Stato Militare del 1964, non si è fatta pregare per far passare la versione della polizia militare. La Tv Globo, inoltre, da mesi incita i telespettatori ad un odio nei confronti del governo del Partito dei Lavoratori tramite una campagna mediatica vergognosa, perché giocata sulla manipolazione, le bugie, l’alterazione della realtà. Si tratta si uno dei principali organismi politico-mediatici, controllato dalle famiglie più ricche del paese e che sta mettendo in gioco tutta la propria fora comunicativa per avallare il cambio del governo ed appoggiare il processo di impeachment contro un governo ormai debole e logorato dai suoi stessi sbagli politici. Ma non vogliono che cessi la corruzione, né che la democrazia e che l’economia migliorino, come sarebbe legittimo. Vogliono semplicemente che lo Stato cambi padrone.
Il braccio repressivo e comunicativo di chi vuole impadronirsi dello Stato è già in moto. Cercano di buttarci dentro anche l’educazione con leggi scellerate che negano il diritto alla libertà di insegnamento.
La democrazia, se c’è mai stata, è a rischio. La cultura, la scrittura e la educazione, debbono essere più che mai strumento di resistenza e di promozione del pensiero critico. Prendendo parte, generando idee, aprendosi al confronto, discutendo. Difendendo la libertà di insegnamento, in cui non trova spazio la falsa neutralità.

Paolo Vittoria Nato nel 1976 a Napoli, dove ha svolto un dottorato di ricerca di pedagogia, è professore di Filosofia dell’Educazione e Educazione Popolare e Movimenti Sociali all’Università Federale di Rio de Janeiro. È studioso di Paulo Freire e dell’Educazione Popolare. Il suo primo libro, Narrando Paulo Freire. Per una pedagogia del dialogo (Carlo Delfino, Sassari 2008) è stato tradotto in romeno (Edutura Didactica si Pedagogia, Bucarest, 2010) e portoghese (Editora Ufrj, Rio de Janeiro, 2011). Con Antonio Vigilante ha scritto Pedagogie della liberazione. Freire, Boal, Capitini, Dolci (Edizioni del Rosone, Foggia 2011).


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