La morte di un amico

di Walter Omar KohanCome scrivere su un amico e sulla morte di un amico? Le parole, che sono sempre insufficienti, sono in questo caso ancora più piccole, quasi ridicole. Se almeno scrivere la parola “tristezza” facesse sì che il nostro mondo fosse un po’ meno triste per un instante… Ma le parole sono sempre meno di ciò di cui abbiamo bisogno… a meno che non siano le parole di un amico. Per questo, vorrei scrivere questo testo con alcune parole di Fulvio, parole che abbiamo scritto insieme, come un modo per averlo ancora tra noi.

Fulvio Manara è morto, a Bergamo, nel suo studio, incredibilmente giovane, vivace, gioioso. Fulvio è stato docente di Pedagogia dei diritti umani, poi di Pedagogia sociale, all’Università degli studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, dove si è occupato in particolare del tema dell’educazione per la trasformazione nonviolenta dei conflitti. Era appassionato entusiasta della filosofia con bambini, e aveva sviluppato un approccio singolare che chiamava comunità di ricerca al cubo (CdR3).
Ho conosciuto Fulvio durante alcuni eventi di educazione e filosofia. Sicuramente il punto più intenso della nostra relazione è stato nel febbraio del 2014, quando Fulvio mi ha invitato a stare insieme con lui un mese all’Università di Bergamo.

Cosa dire della sua ospitalità, del modo generoso, aperto, amoroso della sua accoglienza? Non era solo Fulvio che mi aspettava, erano la sua famiglia, la sua casa, i suoi quartieri, la sua città, la sua intera regione bergamasca.
Siamo stati felici noi due insieme, e anche le nostre figlie Valeska e Lucia che sono diventate amiche. Il senso accademico principale di questa visita è stato di connettere esperienze diverse già aperte sul territorio ed entro l’Università, e rafforzare la connessione tra l’Università di Bergamo e l’Università Statale di Rio de Janeiro dove lavoro.
Al centro di importanti sviluppi del nostro interrogare ci sono state le esigenze di una sempre più avvertita comprensione delle dinamiche della cooperazione, e la sua decisa connessione con le proposte volte alla creazione e costituzione di comunità da esperienze di esplorazione comune del pensare, connesse alla ricerca sull’educazione popolare così come alla proposta della filosofia e del filosofare, proprio nella sua natura paradossale.
I risultati per i nostri pensieri, pur sempre provvisori, sono stati molto significativi: abbiamo avuto conferma di una comunanza d’interessi centrati su tre “fuochi”: il filosofare e i suoi paradossi pedagogici (che hanno anche una dimensione sociale e politica, oltre che pedagogico-educativa); la relazione tra infanzia, educazione e filosofia (e la ridefinizione della relazione tra infanzia e adultità); e la questione dell’educazione popolare (anche da Simón Rodríguez) in connessione con la proposta sociale del filosofare stesso.
Abbiamo coinvolto le reti di ciò che Fulvio amava di chiamare la CdR³ sui territori di Bergamo e Brescia, attivato nuovi contatti con amici a Napoli (Giuseppe Ferraro), Genova (Silvia Bevilacqua), Milano (Pierpaolo Casarin) e Venezia-Marghera (Franco Codello e l’Ateneo degli Imperfetti). La rete di ricerca è stata rafforzata e rilanciata.
Fulvio e Cristina Rossi hanno tradotto due dei miei testi (La filosofia come paradosso. Apprendere e insegnare da Socrate, Aracne, 2014; Il maestro inventore Simon Rodriguez, Aracne, 2015), che abbiamo presentato tutti e due in varie occasioni, assieme al volume Disattendere i poteri (curato da Silvia Bevilacqua e Pierpaolo Casarin, Mimesis 2013) al quale abbiamo collaborato noi due.
Il focus della sua indagine era la relazione problematica tra la natura di metodo a-metodico della pratica della CdRF, da una parte, e la valenza di proposte analoghe per diffondere la pratica partendo da una rinnovata comprensione della “scholé”.
Il confronto tra le pratiche di CdR e le esigenze dell’interrogare filosofico, e la questione delle interrelazioni tra infanzia, educazione e filosofia, costituisce lo sfondo della ricerca, che è evidentemente tanto pratica quanto teoretica.
Probabilmente il punto accademico più alto del nostro incontro del febbraio 2014 è stato il Seminario-Laboratorio residenziale presso il Convento dell’Annunciata di Monte Orfano (Rovato, Brescia), con Cristina Rossi, Silvia Bevilacqua, e Pierpaolo Casarin, su Infanzia, educazione, filosofia, con una cinquantina di partecipanti presenti. Fulvio era anche membro della redazione della rivista della Società Filosofica Italiana Comunicazione Filosofica e della Rivista di Pedagogia Politica Educazione Democratica; sue principali pubblicazioni sono: Una forza che dà vita. Ricominciare con Gandhi in un’età di terrorismi, Milano 2006 e Comunità di Ricerca e iniziazione al filosofare. Appunti per una nuova didattica della filosofia, Milano 2004. Fulvio aveva fatto nascere un mese prima della sua morte l’Associazione CdRF-Comunità di Ricerca Filosofica.
Tutti questi sono dettagli. Le parole sono sempre insufficienti. La cosa più importante è intraducibile in libri, in parole: la straordinaria umanità di Fulvio. La sua ospitalità, sensibilità, gioia. Felicemente, quest’umanità non è morta con lui ma resta nel corpo di tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di incontrare Fulvio nelle nostre vite.

Walter Omar Kohan è dottore in Filosofía presso la Universidad Iberoamericana del México ed ha compiuto studi di Postdottorato presso l’Università di Parigi VIII. Attualmente è professore titolare di filosofia dell’educazione alla Università Statale di Río de Janeiro (UERJ) e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNPq) e del programma Pro-Ciencia della Fondazione di Sostegno alla Ricerca di Río de Janeiro (FAPERJ). Tra il 1999 e il 2001 è stato Presidente dell’ICPIC.
È autore o co-autore di più di trenta libri. Ricordiamo almeno Infancia. Entre Educación y Filosofía (Laertes, Barcelona 2004), Filosofía: la paradoja de aprender y enseñar (Libros del Zorzal, Buenos Aires 2008), Sócrates. El enigma de enseñar (Biblos, Buenos Aires 2009), Filosofía y educación. La infancia y la política como pretextos (Fundarte, Caracas 2011) e La escuela pública apuesta al pensamiento (Homo Sapiens, Rosario 2013).


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