Presentazione

di Claudia Secci

 

Il dossier che segue propone una rivisitazione critica di un sapere ormai affermato da decenni nell’ambito della riflessione pedagogica, l’educazione degli adulti. Lo sguardo e l’approccio a questa disciplina mutano nel tempo, divenendo sempre più rivolti all’esperienza educativa come continuum e nelle sue diverse manifestazioni contestuali e temporali e sempre meno settoriali e circoscritte. Trattando dell’esperienza formativa ed educativa di persone che hanno superato l’età dello sviluppo, c’è sempre necessità di affrontare il nodo cruciale della loro reale o presunta «educabilità» e, a tal fine, appare importante decentrare lo sguardo sulla tematica e accogliere una riflessione pedagogica più «generalista». Come argomenta il saggio di R. Fadda, non è mai del tutto compresa e accettata l’idea della radicale incompiutezza dell’essere umano quale condizione che perdura nel tempo. Il tema dell’incompiutezza, affrontato in tale testo sotto una lente prevalentemente filosofica, è colto anche nel saggio di A. Goussot, che ne propone una lettura culturale e socio-antropologica. Nell’epoca del capitalismo avanzato, tecnologico, assimilato da ciascuno di noi persino nei suoi risvolti psicopatologici, compito dell’educazione degli adulti diviene non tanto quello di creare strumenti di formattazione e adattamento del singolo, quanto quello – al contrario – di formarne la resistenza identitaria, attraverso l’apertura reale all’altro, il recupero dell’educazione come attività universale di cura, lo spostamento dall’io narcisistico alla comunità, elementi ampiamente sottolineati da ambedue gli autori. Tema centrale nella riflessione sulla formazione degli adulti è, come argomenta P. Mayo – con cui si entra nel vivo di un sapere specifico sull’educazione degli adulti – il rapporto tra pratica, prassi e praxis, là dove quest’ultima si genera nei contesti in cui le persone sono supportate nel riflettere criticamente e con un certo distacco sulla propria vita (come hanno sostenuto due «maestri» indiscussi della riflessione sull’educazione degli adulti nel Novecento, quali Freire e Mezirow, e come ha ribadito la pedagogia critica e radicale) e sulle dimensioni che compongono il loro essere adulti: quella di genitore, lavoratore, cittadino… Ma appare anche sempre più importante, risalire, come fa E. Marescotti, alle origini storiche non della dimensione riflessiva generale inerente la formazione degli adulti, che, nella sostanza, si perde nella notte dei tempi, ma a quelle del sapere che si afferma nel Novecento e che, nel suo nucleo, giunge fino a noi. Ecco, allora, che si scopre, ad esempio in un classico come E. Lindeman, il legame strutturale tra l’origine dell’educazione degli adulti moderna e una democrazia che vive di pensiero critico e non di omologazione. Degli sviluppi di tale concetto, l’educazione degli adulti come forma di diffusione del potere culturale e, dunque, politico, trattano i contributi di C. Podda e di C. Secci, l’uno più orientato all’attualissimo tema dell’educazione interculturale e «planetaria» (nell’originaria accezione di Ernesto Balducci) nelle sue diverse forme, l’altro orientato a indagare le possibilità di un’educazione alla pace in tempi e luoghi di guerra. Ancora ci si chiede quali luoghi, dentro o fuori i meccanismi produttivi materiali e simbolici, siano deputati all’apprendimento in un percorso improntato alla praxis e che che funzione abbia il rapporto tra ricercatori e persone coinvolte nei movimenti sociali e nella pratica educativa concreta.
Come si sostiene in uno degli scritti qui presentati, è attualmente vivissima la necessità di trovare un «terzo spazio» di confronto tra le istanze di cambiamento della società e ricerca e teorizzazione pedagogica; ma forse abbiamo bisogno anche di spazi, fisici e simbolici, in cui trovare un nuovo equilibrio tra la tensione all’adattamento e quella alla resistenza, che appaiono, oggi come e più di ieri, i due grandi obiettivi della formazione degli adulti.

 

Claudia Secci È ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale e insegna dal 2001 Educazione degli Adulti presso il Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia dell’Università degli Studi di Cagliari. Ha svolto docenze in corsi di formazione per gli insegnanti, per gli educatori professionali e per formatori nell’ambito del volontariato sociale. La sua attività di ricerca si è incentrata sulle dimensioni sociali, politiche dell’educazione in età adulta e sul tema dell’apprendimento permanente. Recentemente ha svolto studi sull’adolescenza come passaggio evolutivo che coinvolge il singolo e il contesto familiare. Tra le sue pubblicazioni, Il concetto di trasformazione nell’educazione in età adulta: la prospettiva di Jack Mezirow, in Ricerche Pedagogiche, 192/193 2014; i volumi La politica come tema e dimensione dell’educazione degli adulti. Gramsci, Capitini, Freire (Napoli 2012), Apprendimento permanente e educazione. Una lettura pedagogica (Milano, 2013), e Adolescenti, famiglie e nuovi modelli educativi (Pisa, 2013).

 

Educazione Democratica, anno V, numero 10, giugno 2015


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